Ripristino del cordone dunoso a sud della foce Bevano (Lido di Classe, Ravenna, Italia)

Impatti climatici
Innalzamento del livello del mare, Tempeste
Settori
Biodiversità, Gestione costiera, Settori specifici
Tempo di attuazione
La parte di caratterizzazione fisica del sistema è durata circa un anno; la progettazione, la richiesta e il rilascio delle necessarie autorizzazioni, e l’implementazione e installazione dell’opera, hanno complessivamente richiesto un anno. Dopo la fase di caratterizzazione fisica del sistema, al fine di valutare le reali possibilità d’intervento, è stato organizzato un workshop che ha visto la partecipazione di parte del personale tecnico coinvolto nel progetto (IGRG, EID_ Mediterrenée). Sono stati effettuati dei sopralluoghi nell’area di studio per le relative valutazioni tecniche e logistiche per poter redigere la relazione tecnica da consegnare agli uffici tecnici di competenza (Comune di Ravenna, Carabinieri per la Biodiversità, Parco del Delta del Po) per l’ottenimento dei necessari permessi e autorizzazioni. Prima della realizzazione dei lavori è stato necessario un sopralluogo con il personale dei Carabinieri per la Biodiversità per accertamenti generali ed eventuale individuazione di nidi di fratino. Il trasporto del materiale, la messa in posa della struttura e della cartellonistica informativa ha richiesto circa 15-20 giorni. Ad oggi (2020) l’intervento non ha avuto bisogno di manutenzione e si è conservato in ottimo stato, oltre ad aver dimostrato di essere molto efficiente a favorire l’accumulo di sedimento e quindi il naturale accrescimento della duna (chiusura dei blowouts, avanzamento del piede della duna, formazione di dune embrionali, diminuzione della pendenza del fronte della duna, incremento della cresta della duna).

Geographic context and climate challenges

Il sito si trova a Sud della foce del Torrente Bevano, al confine tra una zona a tutela integrale, dove è vietato l’accesso ai non autorizzati per tutto l’anno, ed una zona a tutela intermedia, vietata da aprile a luglio durante i periodo di nidificazione del fratino (Charadrius alexandrinus). La pressione antropica su tale zona è pressochè inesistente. L’area è sito Natura 2000, zona protetta del Parco del Delta del Po; zona SIC (Dir. 92/43/CEE “Habitat” Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. GU, L206, 22/07/1992; pp. 7-50.) e ZPS (Dir. 79/409/CEE “Uccelli” Conservazione degli uccelli selvatici. GU, L103, 25/04/1979; pp. 1- 27.); e Ramsar (UNESCO, 1971. Convention on wetland of international importance especially as waterfowl habitat.).

Il cordone dunoso di recente formazione è perlopiù continuo lateralmente. Nel 2013 la duna presentava un’altezza variabile 2-3.5 m, un fronte a falesia verticale, testimonianza dell’erosione da mareggiate, ed un piede orlato da una fascia di dune embrionali con parziale recupero della pendenza naturale, a testimonianza dell’attiva e repentina attività di deflazione ed accumulo eolico. 

La spiaggia ha un’ampiezza di circa 30 m, un profilo longitudinale sinuoso con ampie ed articolate barre intertidali. Il tratto d’interesse è classificato come “stabile” secondo la classificazione regionale ASPE (http://www.arpa.emr.it/dettaglio_generale.asp?id=3301&idlivello=1883). La zona è libera da opere di difesa rigida, e non soggetta a ripascimenti in passato. La zona è classificata come P3 negli scenari di pericolosità da mareggiate, ossia soggetta ad alluvioni frequenti con Tr di 10 anni. Il tasso di subsidenza dell’area è circa 7-8 mm/anno (Dati subsidenza, portale Arpae: https://arpae.it/cartografia/). 

La parziale fragilità del sistema dunoso, prima dell’intervento, era data sia dalla limitata ampiezza della spiaggia, motivo per cui gli accumuli embrionali si formavano ma non resistevano alle mareggiate più forti, sia dalla morfologia a falesia del fronte dunoso, soggetto costantemente a crolli.

Objectives

Questo intervento si inserisce come attività finale all’interno del progetto Riged-Ra – Ripristino e gestione delle dune costiere ravennati (2013-2016). Obiettivo principale del progetto era quello di definire ed identificare le principali dinamiche costiere, lo stato di erosione e la vulnerabilità della costa ravennate, da foce Reno a foce Savio (Ravenna, Emilia-Romagna, Italia), e dei relativi residui dunosi, in modo da definire idonee strategie d’intervento per la loro protezione e recupero. I prodotti finali del progetto sono state strategie d’intervento per la conservazione delle dune costiere in forma di Linee Guida per le autorità locali coinvolte direttamente nella gestione/pianificazione della zona costiera.

La realizzazione della barriera frangivento, invece, ha lo scopo di ridurre la velocità del vento in modo da favorire la deposizione della sabbia; favorire la generazione di dune embrionali; prevenire la perdita di sabbia verso l’entroterra; prevenire il calpestio; offrire un’opportunità di recupero all’ecosistema.

Adaptation measures implemented in the case

Dune construction and strengthening

Solutions

1) Identificazione e caratterizzazione dell’area sulla base dell’integrazione dei dati collezionati nei tre anni di progetto: 

  • assetto geografico-ambientale
  • caratterizzazione litologica e idrogeologica
  • analisi geomorfologica del sistema duna-spiaggia
  • studio della successione vegetazionale costiera
  • regime climatico e meteomarino 
  • stato morfodinamico della spiaggia

2) Selezione dell’intervento Nature-based solutions (NBS) più idoneo: Ganivelles o barriere frangivento 

Progetto: Installazione di un graticolato di steccati frangivento (ganivelle) paralleli alla costa, tenuti assieme da fil di ferro galvanizzato e attorcigliato. La prima linea è stata posizionata all’altezza del piede della duna; la seconda a circa 2 m dalla prima verso mare; le due linee sono connesse da porzioni perpendicolari, ogni 8 m (tecnica ‘a maglie’). L’intervento ha un’estensione totale di 465 m. 

Le ganivelle sono steccati in castagno (scelto per la sua resistenza), il cui scopo è di interrompere il flusso di vento carico di sabbia e di conseguenza favorirne l’accumulo per ricreare la duna. Vengono impiegate, quindi, per favorire la generazione di dune embrionali; per ridurre l’effetto erosivo del vento nei blowout ed in generale nelle discontinuità del corpo dunoso; per impedire l’output di sabbia verso l’entroterra, sedimento che sarebbe definitivamente perso dal sistema sedimentario costiero; per impedire l’accesso e il calpestio sulla duna. Gli interventi molto spesso sono coordinati con le piantumazioni in modo che dopo la scomparsa per seppellimento della struttura vi siano già delle piante, pronte a sostituire le ganivelle nell’accumulo. In ogni caso la vegetazione trova condizioni maggiormente favorevoli verso una naturale colonizzazione degli accumuli eolici ed evolvendo contribuisce in maniera essenziale allo sviluppo ed alla stabilizzazione della duna. In questo caso studio, non c’è stato intervento di piantumazione data l’ampia presenza di specie “edificatrici”. L’intervento deve favorire il progressivo e pressoché totale insabbiamento degli steccati in legno. Unico elemento critico è la presenza del filo metallico di armatura e legatura; a causa della limitata degradabilità, nel caso di mancato seppellimento dell’opera o di sua demolizione, permane in superficie. Una possibile alternativa potrebbero essere cordami in materiale vegetale (tuttavia di scarsa durabilità e non reperibili sul mercato) o meglio ancora di pertiche trasversali. 

Il posizionamento dell’opera deve essere ben progettato secondo alcuni criteri: 

  • il massimo accumulo di sabbia si avrà con l’opera perpendicolare al vento dominante; in questo caso si avranno però anche le massime erosioni alla base dei pali. 
  • Il massimo trasporto avviene con venti forti (venti > 6-7 m/s) e secchi. 
  • La presenza di zone umide e/o spiaggia bagnata dai washover vicino all’opera riduce notevolmente il trasporto di sabbia e l’apporto eolico. 
  • La spaziatura o interasse tra i paletti, detta anche permeabilità nei confronti del flusso eolico, è variabile (35-100 mm) e da stimare a seconda dell’area di studio.

Il periodo ottimale per la realizzazione dell’intervento è stato pensato in marzo poiché si trova al termine del periodo invernale, periodo di maggiore criticità meteomarina (forti tempeste e mareggiate), ed anche perché l’opera doveva avere il tempo necessario alla sua prima stabilizzazione prima del sopraggiungere dell’inverno successivo. 

Per la messa in opera delle strutture amovibili di protezione e di ricostruzione del cordone dunoso si è deciso di ridurre al minimo l’uso di attrezzature meccaniche, dando priorità per quanto possibile agli interventi manuali. 

Dopo l’installazione, il sito è stato oggetto di un monitoraggio trimestrale tramite tecniche di fotogrammetria digitale da rilievo UAV e 3D laser scanner, per valutare l’efficacia dell’intervento, stimare gli accumuli di sedimento e l’evoluzione geomorfologica del cordone dunoso.

Leader of the initiative and key partners

Il progetto RIGED-Ra è frutto di una convenzione di ricerca tra Eni Divisione E. & P., Fondazione Flaminia, Comune di Ravenna e laboratorio IGRG (Integrated Geoscience Research Group) dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna.

L’intervento sulla duna è stato progettato e coordinato dal lab. IGRG, assieme al Dott. Geol. Carlo Alfonso Lipparini ed in collaborazione con EID_ Mediterrenée (Dott. Dott. Hugues Heurtefeux), Società pubblica francese operativa in campo ambientale dal 1982 anche nel settore della gestione e protezione del sistema dunoso costiero. 

I permessi e le autorizzazioni ai lavori sono stati rilasciati dagli uffici tecnici del Comune di Ravenna, i Carabinieri per la Biodiversità e il Parco del Delta del Po, enti gestori dell’area di studio. 

Stakeholder participation

Non c’è stato il coinvolgimento di altri stakeholder oltre a quelli indicati ai punti 6 e 14 del presente documento.

Success and limiting factors

La caratterizzazione dettagliata del sistema fisico, in tutte le sue componenti (geomorfologiche, geologiche, idrogeologiche, vegetazionali, meteo-marine), è stata fondamentale per progettare, dimensionare e orientare correttamente la struttura ed aumentarne l’efficacia. 

Il coinvolgimento degli enti gestori dell’area e la creazione di un gruppo di lavoro multidisciplinare con esperti in diversi campi delle scienze ambientali ha garantito un approccio integrato alla gestione della fascia costiera in questione. 

I fattori limitanti che hanno ostacolato parzialmente il processo: burocrazia e tempi di attesa per autorizzazioni e permessi; disponibilità economica per poter estendere l’intervento ad un’area più vasta; limitato coinvolgimento e sensibilizzazione di altri stakeholders fondamentali, quali per es. i fruitori della spiaggia e i proprietari degli stabilimenti balneari. 

Costs and benefits

Il progetto è stato finanziato da Eni Divisione E. & P. secondo quanto previsto dal “VI accordo di collaborazione Comune di Ravenna – eni S.p.A. 2011- 2014” e attivato nell’ambito di specifica convenzione di ricerca Eni- Fondazione Flaminia.

Benefici generali: 

  • Aumento della resilienza del sistema spiaggia-duna ai cambiamenti climatici, quali l’innalzamento del livello del mare e l’intensificarsi degli eventi intensi di mareggiata. 

Benefici ambientali/ecosistemici specifici: 

  • La ricostruzione di un cordone dunoso continuo, senza morfologie erosive (blowout) garantisce una maggiore continuità ecologica e ambientale e favorisce un incremento della biodiversità (riduzione frammentazione habitats); 
  • La presenza della barriera evita il calpestio indiscriminato della duna, evita la formazione di morfologie erosionali e ne favorisce il miglioramento dello stato di conservazione; 
  • Complessivo miglioramento dello stato di naturalità della costa; 
  • Dal punto di vista idrogeologico, la creazione di un cordone dunoso continuo e topograficamente più elevato rispetto al territorio circostante incrementa l’area di infiltrazione e favorisce la formazione di lenti d’acqua dolce, aumentando così la disponibilità di acqua dolce nell’acquifero superficiale costiero;
  • Maggior quantità di sedimento disponibile per l’equilibrio dinamico del sistema spiaggia-duna e la difesa contro l’erosione;
  • Maggiore protezione delle aree interne e adiacenti (pineta costiera) dalle mareggiate e dalla salinizzazione di suolo e acqua sotterranea. 

Contacts

Scritto da: Dott.ssa Beatrice M.S. Giambastiani; BiGeA – Biological, Geological and Environmental Sciences Department; University of Bologna (beatrice.giambastiani@unibo.it)

Responsabile scientifico e coordinatore: Prof. Giovanni Gabbianelli (giovanni.gabbianelli@unibo.it)

Collaboratori e Personale coinvolto: 

  • Fondazione Flaminia (webpage: https://www.fondazioneflaminia.it/)
  • BiGeA, Dipartimento di scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna-IGRG (referente: Dott.ssa Beatrice M.S. Giambastiani)
  • EID Méditerranée, Montpellier (France)
  • Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità- Delta del Po RER
  • Carabinieri per la Biodiversità, Ravenna;
  • Servizio Ceas del Comune di Ravenna.

Source for more detailed information

Cfr. Punto 18.

Map

Immagine che contiene testo

Descrizione generata automaticamente

Fig. 1 – Area di studio del Progetto Riged-Ra. Le dune monitorate e campionate sono indicate in rosso. (Giambastiani et al., 2016)

Pictures

Fig. 2 – Design finale dell’intervento di ripristino del cordone dunoso. (Credits: IGRG lab, University of Bologna, Campus di Ravenna).

Documents

GIAMBASTIANI B.M.S., GREGGIO N., SISTILLI F., FABBRI S., SCARELLI F., CANDIAGO S., ANFOSSI G., LIPPARINI C.A., CANTELLI L., ANTONELLINI M., GABBIANELLI G., 2016. RIGED-RA project – Restoration and management of coastal dunes in the Norther Adriatic coast (Ravenna area, Italy). World Multidisciplinary Earth Sciences Symposium – WMESS 2016. IOP Conf. Series: Earth and Environmental Science 44; doi:10.1088/1755-1315/44/5/052038

Errata corrige: il tasso di subsidenza dell’area è circa 7-8 mm/anno e non cm/anno come indicato nel paper qui indicato.